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Produttore: Parole e Musica
Produzione artistica: Beppe Quirici
Registrazione, editing, missaggio : Max Gardini
www.bonaveri.it
:: fuori dal mucchio - dic 2007
Se ci sentite un quarto di De André, uno di Fossati e un altro di Gaber, non siete lontano dal vero. Sarà anche per alcuni dei bravissimi compagni che accompagnano Germano Bonaveri in diverse tracce: Elio Rivagli alla batteria, Mario Arcari ai fiati, Beppe Quirici alla chitarra (ma anche alla produzione artistica). L’altro quarto però è tutto suo, di Bonaveri. E il cantautore emiliano gioca bene le sue carte. Sorretto da un’indignazione etica che non sfocia mai nella retorica, l’ex Resto Mancha affida ai secondi finali del disco, nell’atmosfera raccolta della conclusiva “Terraferma”, la strofa-manifesto: “Conservo ancora nelle tasche/qualche pagina di poesia/ma non ho tempo, davvero/per la nostalgia”. Altrove si concede tempi più mossi: le sinuosità argentine di “Non dimenticare”, l’ironico incalzare di “C’è chi (e chi)”, la ballata “Oltre l’arcobaleno” (introdotta dalla meravigliosa melodia di Arlen e Harburg) che insieme a “Il mago” è l’episodio più deandreiano del disco. “Delle diversità”, lunga, è il cuore dell’album, una sorta di manuale della minoranza. Delicatissima, adagiata su armonie discendenti, è la canzone che dà il titolo all’album, “Magnifico”, nella quale Bonaveri è circondato, come in tutte le tracce del disco, dai fedeli compagni del Resto Mancha: Luca De Riso (basso), Max D’Adda (batteria), Antonello D’Urso (chitarra), Luigi Bruno (tastiere). E canta, Bonaveri, di una “musica improvvisata […] come una foto nata sfocata, […] come la vita che è proprio puttana” (www.bonaveri.it).
Gianluca Veltri
:: rockol - 16 mag 2007
‘Magnifico’, l’album solista di Germano Bonaveri: ‘E’ un disco di indignazione’ “Magnifico” è il titolo del disco che segna il debutto solista di Germano Bonaveri, leader dei Resto Mancha con i quali ha pubblicato nel 2005 l’album “Scivola via”: “I Resto Mancha esistono ancora”, spiega il cantautore bolognese a Rockol, “ma visto che l’autore delle musiche e dei testi ero principalmente io, ho sentito l’esigenza naturale di fare questo album per spiegare ‘chi fa che cosa’. Ho iniziato a lavorare a questo progetto con Beppe Quirici agli inizi di settembre”, prosegue Bonaveri, “E’ un album di indignazione, mi sono ispirato al quotidiano ma anche alla lettura e alla poesia. Il brano ‘Torquemada’, per esempio, è una denuncia dell’uso della comunicazione da parte del potere in modo distorto. Parte del progetto è dedicato all’informazione e da come ci viene dipinto un mondo che in realtà non esiste. Non cerco di dare delle risposte con questo album, ma voglio invece sollevare delle domande, soprattutto in un mondo dove la piazza ha smesso di esistere, e al suo posto adesso c’è Internet. Con i media ho un rapporto lontanissimo, cerco io le fonti da cui apprendere certe cose, ed è per questo che con i grossi sistemi di informazione ho un pessimo approccio”.
L’album contiene dodici brani, tra cui la canzone che dà il titolo al disco, “Magnifico”: “L’ho chiamato così per diversi motivi”, spiega Bonaveri, “Uno perché la canzone nel disco riassume molto bene l’idea generale dell’album, due perché è stato magnifico averlo realizzato visto che è un sogno che coltivo sin da ragazzino, e tre perché con me ha collaborato Beppe, un nome che leggevo nei booklet dei dischi che ascoltavo da giovane. Mi piacerebbe collaborare con lui anche per il mio prossimo disco, che probabilmente uscirà nella primavera del 2009. Non avrei affidato a nessun’altro gli arrangiamenti di questo album”, aggiunge Germano, “di Beppe mi fido ciecamente, e oltre al rapporto lavorativo tra di noi si è instaurata una bellissima amicizia. Il disco è nato così, in un grande clima di intesa, anche con il resto del gruppo, cercando di fare cose che piacevano a noi e non tenendo molto conto delle regole di mercato. Spero che traspaia questo aspetto nell’ascolto”.
“Trovo ci sia un appiattimento nel mercato discografico”, conclude l’artista, “Un disco al giorno d’oggi lo si realizza in tre settimane stando attenti solo al mixaggio perchè in radio deve suonare bene. Gli album si fanno con meno risorse e i singoli servono da riempi pista, mentre le altre canzoni del disco non valgono nulla. Sono fattori che determinano un abbassamento di cultura”.
:: musicalnews.com - 27 mag 2007
Germano Bonaveri traccia la nuova strada della musica d'autore italiana. L'artista emiliano da un'ottima prova nell'album "Magnifico", prodotto da Beppe Quirici. Con Bonaveri, la parola cantautore
riprende quota. Dopo anni zuccherosi, seguiti alla scomparsa
dei vari Giorgio Gaber e Fabrizio De Andrè e alla stanchezza creativa di tanti poeti della canzone, si affaccia sulle scene questo quarantenne bolognese, che sembra avere le carte in mano per scuotere coscienze e seminare dubbi. E' uscito nei giorni scorsi "Magnifico", primo cd solista di Bonaveri (due anni fa la sua prima esperienza discografica con "Scivola via" assieme al gruppo dei Resto Mancha). E' un album che cavalca la lirica e l'invettiva, che getta uno sguardo anarchico su sentimenti e disagio sociale. Con l'accortezza di non offrire mai risposte: ti spegne in faccia una sigaretta accesa per poi lasciare l'"ustionato", cioè chi ascolta le sue rime, a elaborare il disagio. Il disco, che vanta la produzione artistica di un Beppe Quirici in forma smagliante, non fa mistero dei suoi numi tutelari. "Giorgio Gaber, innanzitutto", ci ha spiegato il cantautore in occasione del suo showcase alla Feltrinelli di Roma, "E poi Ivano Fossati, quello di Macramè e quel grande poeta che è stato Fabrizio De Andrè. Puoi immaginare la mia gioia quando Beppe Quirici ha accettato di produrre il mio album. Quirici è stato il produttore degli album di Fossati che ho amato di più". Ci sono brani nel disco che meritano di essere ascoltati con i testi a portata di mano. A partire dalla title-track, dove Bonaveri spazia sul senso meraviglioso della vita che è tale comunque si viva. Che, appunto, è "magnifica come una musica improvvisata, come una foto nata sfocata, come una lirica leopardiana, come la vita che è proprio puttana". E poi c'è "Stato Sociale" con l'attacco ai "padroni
dell'informazione, gli illusionisti della realtà". Oppure "Non dimenticare" che, come dice Bonaveri, è "un'invettiva contro l'uso/abuso dell'informazione da parte del potere, con la complicità di una certa categoria di intellettuali sempre ben disposti a giustificare o condannare secondo le convenienze e le mode del momento". Una sguardo alle musiche: i brani fondono con originalità canzone
popolare, jazz, rock, passando attraverso ritmi folk, eleganti
ballate, e le atmosfere dei grandi chansonnier francesi.
Oltre ai musicisti dei Resto Mancha, la band con cui Bonaveri suona sin dagli esordi ("ma di comune accordo abbiamo deciso di proseguire utilizzando solo il mio nome")Antonello D’Urso (chitarre), Luigi Bruno (piano e fisarmonica), Luca De Riso (basso elettrico), Max D’Adda (batteria), l’album vanta le preziose partecipazioni di Elio Rivagli (percussioni e batteria), Mario Arcari (oboe, clarino e flauto), Martina Marchiori (violoncello) e Maria Pierantoni Giua ai cori in Stato Sociale.
Antonio Ranalli
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